Dalla grappa al whisky, investendo nella produzione di un distillato che sarà a tutti gli effetti “made in Italy”.
Questa la fotografia scattata dalla guida “Spirito Autoctono” secondo la quale sono circa una ventina le aziende nostrane pronte a investire in “sorsi” nuovi (e in milioni di euro).
Si tratta perlopiù di produttori storici di grappe che da qui al 2030 saranno impegnati in questo viaggio che porterà all’imbottigliamento pregiato.
Il primato, in tal senso,va alla prima distilleria italiana, che si trova in Alto Adige (la storica Puni) e che da anni produce diversi whisky maturati in botti di rovere. Tuttavia, secondo gli esperti, il fenomeno interessa l’intero Stivale,
Per coloro che “dal nulla” decidono di avviare una produzione di whisky, passare dal sogno alla realtà implica un’operazione lunga e onerosa.
Secondo Claudio Riva, co-fondatore di Distillo Expo assieme a Davide Terziotti, l’investimento complessivo per chi fosse interessato al mercato internazionale, oltre che nazionale, si attesta intorno ai 2 milioni di euro circa, immobile escluso. Non certo una passeggiata, ma un passo che richiede un progetto solido alla base, con una chiara visione produttiva, di marketing e di commercializzazione. Per essere competitiva, la produzione dovrebbe aggirarsi tra le 20mila e le 30mila bottiglie l’anno.
Gli addetti ai lavori, e con essi gli esperti del mercato “spirits”, non hanno dubbi: qualcosa sta decisamente cambiando. Dopo il fenomeno “gin”, con unacrescente e sorprendente produzione di etichette, anche il whisky si avvia a diventare una certezzanell’universo della distillazione made in Italy.
E se in Scozia è considerato parte integrante della cultura e della tradizione locale, anche in Italia si appresta a diventare un simbolo del nuovo modo di bere.
Stando ai dati di Businesscoot (agenzia specializzata nelle ricerche di mercato) siamo in presenza di un giro d’affari che nel 2021 valeva quasi 60 milioni di euro, con proiezioni sullacrescita annua pari al 5%, almeno fino al 2027.
Che ci sia fermento in tal senso lo testimonia anche l’ultimo progetto varato da
Eataly insieme a Villa de Varda (storica distilleria trentina), con la produzionedi unalinea di whisky 100% italiani creata nel cuore delle Dolomiti.
“L’idea – si legge sul sito eataly.net - nasce da un’intuizione, quella di creare un whisky unico nel suo genere perpetuando quella che da sempre è la nostra mission, ossia valorizzare le materie prime e il territorio italiano”.
Che i nostri connazionali siano interessati al fenomeno lo dimostra anche l’impegno delWhisky Club Italia, il club nato per diffondere la cultura e la conoscenza dei distillati di qualità attraverso eventi, corsi, festival, pubblicazioni, e tante altre iniziative.
Quest’anno, con i suoi 25mila iscritti, festeggia 10 anni di attività.