C’è stato un tempo in cui nel turismo bastava esserci. Avere una struttura, aprire in un determinato momento della stagione, sperare in un buon passaparola e aspettare che il mercato facesse il suo corso. Quel tempo è finito. Oggi il turismo è più veloce, più competitivo, più imprevedibile. I viaggiatori decidono all’ultimo minuto, confrontano tutto, cambiano idea spesso. Le destinazioni si somigliano sempre di più e la differenza non la fa solo cosa offri, ma come lo gestisci. In questo scenario, c’è una parola che sta diventando sempre più centrale: governo. Governare i flussi, governare la domanda, governare il valore. Ed è qui che entrano in gioco dati, Revenue Management e nuove forme di collaborazione territoriale. Quando si parla di Revenue Management, qualcuno pensa ancora che sia solo una questione di prezzi. In realtà è una questione di consapevolezza. Fare Revenue Management significa smettere di navigare a vista e iniziare a farsi domande scomode, ma necessarie:
chi mi sta scegliendo davvero?
quando arriva la domanda e quando invece si ferma?
sto vendendo al giusto prezzo o sto solo rincorrendo gli altri?
È il passaggio dal “facciamo come l’anno scorso” al “leggiamo cosa sta succedendo adesso”.
Un cambio di mentalità che non riguarda solo le grandi strutture, ma tutte quelle realtà che vogliono costruire un turismo più solido e meno dipendente dalla fortuna. Per anni il Revenue Management è rimasto confinato dentro il perimetro della singola struttura. Ognuno con i propri numeri, le proprie strategie, le proprie intuizioni. Poi è successo qualcosa. Ci si è resi conto che una destinazione funziona solo se funziona nel suo insieme.
Se una struttura abbassa i prezzi in modo impulsivo, ne risente il territorio, oppure se un periodo viene sottovalutato, l’intera destinazione perde valore o, ancora, se nessuno guarda i dati in modo aggregato, tutti rischiano di prendere decisioni sbagliate.
Da qui nasce una nuova consapevolezza: il Revenue Management non è solo uno strumento individuale, ma una leva collettiva.
Un approccio che nasce dall’esperienza reale
In Italia, questo tipo di visione si è costruito nel tempo, lavorando sul campo, fianco a fianco con chi il turismo lo fa davvero. La Franco Grasso è sicuramente l’azienda che per prima ha dato importanza a questo concetto.
Il punto di partenza è sempre stato molto chiaro: il valore di una struttura – e di un territorio – non è fisso, non è scritto nella pietra.
Cambia con il mercato, con la domanda, con il contesto. E se cambia, va gestito. Non con formule magiche, ma con metodo, dati e capacità decisionale.
Tecnologia sì, ma al servizio delle persone
Negli ultimi anni la tecnologia ha fatto un salto enorme. Oggi esistono strumenti che permettono di vedere ciò che prima era invisibile: trend, anticipazioni, segnali deboli del mercato.
È in questo contesto che si inserisce Revolution Plusuno strumento che nasce direttamente dall’esperienza quotidiana dei revenue manager della Franco Grasso.
Non è il risultato di un progetto teorico o di un modello standardizzato, ma la traduzione tecnologica di anni di lavoro sul campo, fatto di mercati diversi, stagionalità complesse e decisioni che incidono concretamente sui risultati.
Revolution Plus integra componenti di intelligenza artificiale, ma non è pensato come un sistema che sostituisce il ragionamento umano o che si limita a elaborare calcoli automatici.
Al contrario, riflette un modo di leggere il mercato costruito nel tempo, affinato attraverso l’osservazione continua dei dati e delle loro conseguenze operative.
Proprio per questo si distingue: non propone risposte astratte, ma supporta un processo decisionale che tiene insieme numeri, contesto e visione, offrendo un livello di coerenza e continuità difficile da ottenere con soluzioni nate lontano dalla pratica quotidiana.
Le UTR: quando il territorio decide di fare squadra
Accanto al lavoro sulle singole strutture, nel tempo si è consolidato un altro pilastro fondamentale del percorso della Franco Grasso: l’idea che il Revenue Management possa e debba funzionare anche a livello territoriale.
È da questa visione che nascono le UTR – Unità Territoriali Revenue, non come progetto teorico, ma come risposta concreta a un limite evidente del settore: la frammentazione.
Le UTR partono da una convinzione chiara, maturata sul campo: un territorio è più forte quando i suoi operatori smettono di muoversi in ordine sparso e iniziano a leggere il mercato con uno sguardo condiviso. Non per uniformarsi, ma per essere più competitivi sul mercato. All’interno di una UTR il confronto sui dati diventa uno strumento di lucidità collettiva: aiuta a capire cosa sta accadendo davvero, a intercettare i segnali prima che diventino emergenze e a valorizzare le differenze invece di subirle. E in questo contesto, Revolution Plus ha il ruolo fondamentale di contenitore di dati per favorire le URT come strumento di "allineamento verso l'alto" delle competenze, e - ovviamente - dei risultati come Revenue Management System. È un cambio di mentalità che segna il passaggio da una gestione reattiva a una gestione più consapevole del turismo, dove il territorio non rincorre il mercato, ma prova ad anticiparlo.
La Puglia e quella voglia concreta di “fare revenue”
La Puglia, più di altri territori, sta dimostrando di essere pronta per questo tipo di approccio. È piuttosto noto che il turismo in Puglia sia cresciuto molto e molto velocemente, ma insieme alla crescita è arrivata anche una nuova esigenza: gestire meglio. Qui si percepisce chiaramente una cosa: la voglia di capire i numeri, di uscire dall’improvvisazione, di dare al turismo una struttura più solida.
È una voglia concreta, pratica, che nasce dall’esperienza e non dalla teoria. Ed è per questo che il lavoro sul territorio pugliese è continuo, fatto di confronto, accompagnamento e costruzione nel tempo. Un esempio chiaro di questo percorso è UTR Vieste, oggi in fase di avvio.
Dopo anni di impulsi e di successi raggiunti con i singoli imprenditori, oggi è finalmente pronta a coinvolgere e partecipare collettivamente. Vieste è una destinazione con un enorme potenziale, ma anche con dinamiche complesse: stagionalità forte, picchi intensi, periodi sottovalutati.
Qui il modello UTR sta diventando uno strumento concreto per:
capire meglio quando il mercato è davvero forte,
evitare scelte dettate dalla paura,
restituire valore alla destinazione nel suo insieme.
Non è un progetto calato dall’alto. Nasce dalla volontà degli operatori di capire prima, non dopo. Alla fine, tutto si riduce a questo: il turismo che cresce in modo sano non è quello che va bene per caso, ma quello che viene governato con intelligenza. Revenue Management, tecnologia e UTR non sono mode passeggere. Sono segnali di un settore che sta maturando. La Puglia sta dimostrando di avere non solo luoghi straordinari, ma anche la volontà di gestirli meglio. E iniziative come UTR Vieste indicano una direzione chiara: meno reazioni, più strategia, meno solitudine, più sistema.