La vendemmia in Italia sta iniziando in anticipo a causa delle alte temperature che hanno accelerato la maturazione delle uve, nonostante le sfide legate alla siccità e al maltempo. Secondo Coldiretti, quest’anno la produzione dovrebbe attestarsi intorno ai 45 milioni di ettolitri, con una qualità che si aggira tra il buono e l’ottimo. Le prime raccolte, dedicate agli spumanti Pinot e Chardonnay, sono state avviate già in luglio presso l’azienda agricola Massimo Cassarà a Salemi, in provincia di Trapani. Se il bilancio finale si avrà come di consueto a San Martino, le prime impressioni indicano un’annata promettente sia in termini di quantità che di qualità, anche se le condizioni climatiche delle prossime settimane saranno decisive per confermare queste previsioni.
L’avvio anticipato della vendemmia è stato determinato ancora una volta dalle alte temperature e, nonostante alcune aree abbiano subito rese ridotte a causa di siccità e maltempo, la qualità del raccolto non sembra essere compromessa. Inoltre, i problemi legati a malattie come peronospora e oidio sono risultati inferiori alle preoccupazioni iniziali, così come gli attacchi di insetti alieni, anche se questi fenomeni hanno comunque inciso sui costi di produzione, in particolare per l’approvvigionamento idrico e le strategie di protezione delle piante.
Le operazioni di raccolta, partite con le uve da spumante Pinot e Chardonnay, si estenderanno ad agosto con altri bianchi e continueranno a settembre e ottobre con la Glera per il Prosecco e le grandi uve rosse autoctone come Sangiovese, Montepulciano e Nebbiolo. La vendemmia si concluderà a novembre con le uve di Aglianico e Nerello.
Tuttavia, il settore vitivinicolo si trova in un momento delicato, tra le sfide dei dazi statunitensi, che colpiscono il principale mercato di esportazione, e la crescente campagna di demonizzazione di un prodotto che fa parte della Dieta Mediterranea e i cui benefici sono ampiamente riconosciuti.
Il vino italiano continua a rappresentare un’eccellenza assoluta, secondo Coldiretti, il comparto vale oltre 14 miliardi di euro. Sono 241.000 le imprese coinvolte, su 675.000 ettari coltivati a vite. Veneto, Sicilia e Puglia guidano la classifica delle regioni più produttive, e dietro ogni bottiglia ci sono 1,3 milioni di persone: agricoltori, enologi, cantinieri, venditori, comunicatori. Un mondo intero che lavora con dedizione.
Regione per regione, le stime per la vendemmia 2025:
Piemonte: tra le colline di Asti, Alessandria e Cuneo le prospettive sono molto buone, con rese elevate e qualità promettente. Preoccupazione a Torino per la Popillia Japonica, coleottero giapponese in espansione.
Valle d’Aosta: produzione nella media, senza criticità significative. Le piccole quantità prodotte puntano come sempre sull’eccellenza.
Lombardia: si prevede un leggero aumento della produzione. Da monitorare gli effetti dei danni da peronospora registrati nel 2024, soprattutto nel Pavese.
Trentino-Alto Adige: annata positiva: +5–10% rispetto all’anno scorso, grazie a un clima stabile. Qualità attesa molto alta, soprattutto per i bianchi aromatici.
Veneto: produzione in linea con il 2024, vendemmia regolare. Le uve per il Prosecco sono pronte, con aspettative elevate sia per quantità che per profilo aromatico.
Friuli Venezia Giulia: situazione molto diversificata. Dove è possibile irrigare, le rese sono nella norma. In collina, invece, Pinot grigio e Tocai friulano subiscono lievi cali.
Liguria: annata nella media. Le zone costiere e terrazzate confermano le solite difficoltà logistiche, ma la qualità non manca.
Emilia-Romagna: quantità nella media in tutte le province. Nessun impatto significativo da peronospora o maltempo. Annata regolare.
Toscana: tutto secondo le attese. Vendemmia regolare, qualità ottima. Le condizioni climatiche sono state favorevoli al Sangiovese e agli altri vitigni autoctoni.
Umbria: annata complessa per via del caldo e di qualche focolaio di peronospora, ma la produzione si attesta comunque su buoni livelli.
Marche: bene le zone tra Pesaro e Ancona, anche se la siccità mette sotto pressione alcune vigne. Le rese sono in aumento: tra 120 e 180 quintali/ettaro.
Lazio: produzione leggermente in calo rispetto al 2024. Qualità buona, ma resa più bassa in alcune aree a causa della siccità e del caldo prolungato.
Abruzzo: nonostante la grandine che ha colpito Chieti, le aspettative restano buone, con rese comprese tra 120 e 140 quintali/ettaro.
Molise: ottime notizie per Trebbiano e Montepulciano, con una produzione abbondante e di qualità.
Campania: rese in linea o superiori all’anno scorso. Tuttavia, la siccità comincia a creare qualche preoccupazione in alcune aree.
Puglia: situazione molto positiva: si stima un +20% di produzione rispetto al 2024. Le viti hanno reagito bene e la qualità è alta.
Basilicata: annata nella media o leggermente superiore. I vitigni locali hanno tenuto bene, sostenuti da un clima favorevole nei momenti cruciali.
Calabria: la regione vive un momento felice, con incrementi del 10–15% in quasi tutte le province. Fa eccezione il Crotonese, penalizzato da gelate primaverili.
Sicilia: raccolto stabile sui 3 milioni di ettolitri, in linea con le ultime tre annate. Qualità buona nonostante una siccità marcata in molte province.
Sardegna: situazione altalenante. Produzione leggermente sopra o sotto la media, a seconda delle province. Preoccupante la situazione idrica nel Sassarese, in particolare nella zona della Nurra.
Ricordiamo che il turismo enogastronomico, in Italia, ha un impatto sul Pil nazionale di oltre 40 miliardi di euro ed è un settore che conta 14,8 milioni di turisti enogastronomici italiani, ovvero il 72% dei turisti italiani totali con il numero dei visitatori nei luoghi di produzione che è passato dal 60% del 2021 al 77% di oggi. Secondo i dati diffusi nel corso dell’ultima edizione di Vinitaly, le cantine si confermano le “mete” preferite, con il 40% dei turisti italiani che dichiara di averne visitata almeno una nel corso dei viaggi più recenti, contro il 32% del 2024 e il 29% del 2021. Inoltre, tra le icone enogastronomiche italiane, il vino primeggia con il 38,1% delle preferenze, con la visita alle cantine con degustazione di vini che viene considerata dai viaggiatori italiani come l’esperienza enogastronomica più memorabile vissuta nel corso dei propri viaggi (26% delle preferenze).