Il pomodoro italiano, considerato in ogni sua “trasformazione”, come pelati, polpe, passate e concentrati, non è solo un ingrediente essenziale della cucina, ma uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy nel mondo, un vero ambasciatore di territori, tradizioni e cultura gastronomica.
La raccolta del 2025 conferma l’ottima qualità del prodotto, superiore allo scorso anno, con una produzione nazionale di circa 5,8 milioni di tonnellate di conserve di pomodoro, in aumento del 5% rispetto al 2024, secondo dati Anicav (Associazione Nazionali Industriali Conserve Alimentari e Vegetali) World Processing Tomato Council.
La situazione, tuttavia, non è omogenea in tutto lo Stivale. La siccità che ha pesantemente colpito la Puglia, principale territorio di produzione del Sud Italia, ha generato una riduzione del 30% nei raccolti nella provincia di Foggia, su una superficie di 17mila ettari.
Rilevante è la coltivazione in Campania e Basilicata, dove spicca il distretto del Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino, tra le province di Salerno e Napoli, un’area è storicamente specializzata nella trasformazione del pomodoro, che rappresenta un pilastro dell’economia agricola locale.
Nel 2024, il fatturato del settore delle conserve di pomodoro e legumi tricolore ha raggiunto 6,7 miliardi di euro, trainato dall’export e da marchi leader. L’Italia si conferma così il secondo produttore mondiale, dietro agli Stati Uniti, e davanti alla Cina, il cui raccolto è stato più che dimezzato.
Ma il valore di questo prodotto mediterraneo per eccellenza, non si misura solo in tonnellate o fatturato: ogni barattolo di passata porta con sé la storia di comunità, campi e famiglie che da generazioni coltivano la terra. Proprio da questo legame tra prodotto e territorio nasce una straordinaria opportunità nel campo del food tourism.
I distretti produttivi, come quello del Pomodoro San Marzano Dop in Campania, possono aprire le porte ai visitatori offrendo tour tra filari, laboratori di trasformazione, degustazioni e storytelling sul processo produttivo. Esperienze che possono arricchire il viaggio con quel tocco di autenticità tanto caro al turista contemporaneo, sempre più incline a conoscere la cultura gastronomica italiana vivendo l’identità del territorio.
Non solo destinazioni del Sud: le aree di produzione del Nord Italia, tra Lombardia ed Emilia-Romagna, possono integrare percorsi turistici legati al cibo e alla natura, inserendo i pomodori italiani in itinerari di scoperta rurale e gastronomica. L’esperienza diventa così educativa, culturale ed emozionale, andando oltre il semplice acquisto di un prodotto alimentare.
Il legame tra pomodoro italiano e turismo diventa ancora più strategico alla luce delle sfide globali. La concorrenza internazionale, imitazioni e fenomeni come l’“italian sounding” rendono fondamentale promuovere trasparenza, origine e autenticità. Le aziende possono diventare ambasciatrici del territorio, mostrando i processi produttivi e valorizzando la qualità certificata dei loro prodotti. Guardando oltre i benefici commerciali, questo trend supporta le comunità locali, valorizza paesaggi e borghi, crea opportunità occupazionali e rafforza la reputazione dell’Italia come meta di turismo esperienziale. I turisti stranieri, sempre più interessati a esperienze immersive legate al cibo e alla cultura locale, trovano così un motivo in più per visitare i luoghi di produzione, scoprire tradizioni rurali e partecipare a eventi.
L’oro rosso del Made in Italy non è solo un prodotto: è un’esperienza da vivere, una storia da raccontare, un patrimonio da condividere. Trasformare la filiera in esperienza turistica significa valorizzare l’Italia autentica, generare valore aggiunto per le comunità e offrire ai viaggiatori un’occasione per scoprire sapori, tradizioni e territori direttamente dalla terra che li ha creati.