Nel Golfo di Taranto è possibile conciliare la transizione energetica con la tutela della biodiversità marina. A dimostrarlo è la ricerca “Energia Rinnovabile e Conservazione Marina. Il case study dell’impianto Beleolico di Taranto”, condotta da Jonian Dolphin Conservation su commissione di Renexia, società italiana che opera nel settore delle energie rinnovabili, e presentata nei giorni scorsi a Taranto da Goletta Verde di Legambiente.
Lo studio, primo nel suo genere nel Mediterraneo, ha analizzato il comportamento dei cetacei tra il 2018 e il 2024, rilevando oltre 1.200 avvistamenti, di cui 641 dopo l’entrata in funzione dell’impianto nel 2022. Dati che confermano come l’attività del parco non abbia compromesso la presenza dei mammiferi marini nell’area.
Attraverso la rigorosa metodologia statistica BACI (Before-After Control Impact), la ricerca ha confrontato la distribuzione delle specie prima e dopo l’attivazione del parco. Le specie osservate includono stenella striata, tursiope, grampo, capodoglio e zifio (Ziphius cavirostris), una delle specie più elusive del Mediterraneo.
I risultati evidenziano che la stenella striata è stata avvistata nel 2024 più vicina all’impianto rispetto agli anni precedenti, suggerendo un possibile utilizzo attivo dell’area. Per tursiopi e grampi, invece, non si sono registrate variazioni significative nella distanza dagli aerogeneratori.
Secondo Francesca Cornelia Santacesaria, responsabile scientifica di Jonian Dolphin Conservation, lo studio rappresenta un primo passo concreto per coniugare transizione energetica e tutela della biodiversità marina. I dati raccolti pongono le basi per approfondimenti futuri e offrono un modello scientifico replicabile per altri impianti offshore nel Mediterraneo.
Anche Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ha sottolineato l’importanza dei risultati: <<La principale preoccupazione sull’eolico offshore – ha detto a margine della conferenza - è l’impatto sulla fauna marina. Ma l’esperienza di Beleolico, in linea con numerosi studi internazionali, dimostra che con una corretta pianificazione e monitoraggio, è possibile ridurre al minimo gli impatti e massimizzare i benefici ambientali>>.
L’impianto Beleolico, inaugurato il 21 aprile 2022 nelle acque antistanti Taranto, è il primo parco eolico marino operativo non solo in Italia, ma in tutto il Mediterraneo. Realizzato da Renexia, società del gruppo Toto, rappresenta una concreta alternativa alle centrali fossili, contribuendo alla riduzione delle emissioni di CO₂ in linea con le direttive europee. Tuttavia, Legambiente denuncia che la Puglia sconta un ritardo di 174 MW nelle installazioni e invita ad accelerare: <<Per rispettare i target del 2030 – ha spiegato Daniela Sazedo – presdidente di Legambiente Puglia - servono da 3 a 10 nuovi parchi eolici. La Regione ha un potenziale straordinario, ma la media annua di nuove installazioni va più che triplicata>>.
Al momento, sono 26 i progetti di eolico offshore in fase di proposta nella regione, per una potenza complessiva di 24 GW e 1.172 pale eoliche, poste in media a 27 km dalla costa. Anche se non tutti questi impianti saranno realizzati, i numeri confermano il ruolo strategico della Puglia come potenziale hub delle rinnovabili nel Mediterraneo. <La filosofia di Renexia, come sottolineato dal direttore generale Riccardo Toto, punta a uno sviluppo energetico che ascolti le esigenze del territorio, mettendo al centro la sostenibilità ambientale e il coinvolgimento degli stakeholder locali e nazionali. Beleolico, infatti, è frutto di un ampio lavoro di confronto con associazioni ambientaliste, istituzioni e comunità scientifica. L’incontro di presentazione dello studio, organizzato da Goletta Verde presso il Museo Dal Mare di Taranto, ha visto la partecipazione di numerosi esperti e rappresentanti istituzionali, tra cui la Capitaneria di Porto, l’Università di Bari, la Stazione Zoologica Anton Dohrn, ANEV, CNR-IRSA e la Fondazione Dal Mare.
In conclusione, lo studio su Beleolico rappresenta un tassello fondamentale per costruire un modello di sviluppo offshore responsabile, in grado di coniugare innovazione tecnologica, protezione della biodiversità e decarbonizzazione, e fare dell’Italia un punto di riferimento nel Mediterraneo per l’energia del futuro.