Dalla Via Francigena ai cammini francescani, l’Italia si conferma meta del turismo religioso internazionale.
Negli ultimi anni il turismo religioso sta vivendo una trasformazione profonda. Non è più soltanto pellegrinaggio tradizionale, ma un fenomeno sempre più ampio che intreccia spiritualità, cultura, benessere e turismo lento. L’estate, in particolare, si conferma la stagione privilegiata per riscoprire santuari, cammini e luoghi di culto lungo tutta la Penisola.
I dati più recenti confermano una tendenza in forte espansione. La Via Francigena, uno dei principali itinerari europei di pellegrinaggio, ha registrato nel 2025 un aumento significativo di presenze e credenziali distribuite, con circa 20 mila “passaporti del pellegrino” attivati e oltre 12 mila pellegrini arrivati a Roma lungo i percorsi lenti. Il Giubileo 2025 ha ulteriormente rafforzato questo trend, con una stima di oltre 33 milioni di pellegrini complessivi a Roma tra flussi nazionali e internazionali, confermando la centralità dell’Italia nel turismo religioso mondiale.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la trasformazione del profilo del pellegrino. Non si tratta più solo di viaggiatori motivati esclusivamente dalla fede, ma di persone in cerca di un’esperienza personale più ampia.
Secondo le analisi e gli scenari presentati dalla Rete Mondiale del Turismo Religioso e dai partner UNWTO, il turismo religioso coinvolge fino a 300 milioni di viaggiatori nel mondo e rappresenta uno dei segmenti in maggiore evoluzione del turismo globale. In parallelo, oltre il 40% dei camminatori dichiara di intraprendere questi percorsi per motivi legati alla ricerca di benessere interiore e condivisione, mentre cresce anche la componente culturale e turistica. La dimensione spirituale resta centrale, ma si arricchisce di nuovi significati.
Aumenta inoltre la presenza internazionale: lungo i cammini italiani si incontrano sempre più pellegrini provenienti da Europa, Stati Uniti e altre aree del mondo, segno di una crescente attrattività globale.
L’estate come stagione del viaggio interiore. Se il turismo balneare domina l’immaginario estivo italiano, i cammini religiosi rappresentano un’alternativa sempre più scelta. Le ragioni sono molteplici: giornate più lunghe, condizioni climatiche favorevoli nelle aree collinari e montane e, soprattutto, il desiderio di rallentare, favorendo il tempo del “viaggio lento”, in cui il movimento fisico si accompagna a una dimensione interiore. Camminare tra abbazie, borghi e santuari significa anche riscoprire territori spesso lontani dai grandi flussi turistici, contribuendo alla loro valorizzazione economica e culturale.
Il turismo religioso contemporaneo si colloca sempre più all’incrocio tra fede e cultura. I grandi itinerari come la Via Francigena o i cammini francescani non sono solo percorsi spirituali, ma veri e propri sistemi territoriali che mettono in rete accoglienza, storia e paesaggio. In questo senso, i cammini diventano anche strumenti di sviluppo sostenibile: favoriscono la destagionalizzazione dei flussi turistici e contribuiscono alla vitalità delle aree interne, spesso soggette a spopolamento.
Il rafforzamento dei progetti sui “cammini italiani”, gli investimenti pubblici e l’interesse crescente delle nuove generazioni fanno del turismo religioso un segmento sempre più strategico per il turismo nazionale.
Non più solo un atto di fede, quindi, ma un’esperienza completa: fisica, culturale e spirituale. Un modo diverso di viaggiare che, soprattutto d’estate, continua a conquistare nuovi viaggiatori in cerca di senso, silenzio e autenticità.