Filosofo, sociologo e saggiatore, Umberto Galimberti è, nel mondo della cultura, un baluardo di libertà, onestà intellettuale, formazione in divenire che stringe forte l’insegnamento del passato per potersi proiettare nel futuro, riflettendo sul presente.
Raffinato conoscitore dell’uomo e dell’universo che ne scuote cuore e gesti, Galimberti si pone come inevitabile e salvifico ponte tra generazioni e culture grazie alla sua capacità di interpretare ed elaborare momenti di passaggio e turbamenti di una società che fatica ad affrancarsi dall’antropomorfismo imperante per riconciliarsi con la Madre terra.
“L’uomo è la forza più distruttiva di tutta le forze distruttive - ha detto in apertura della lectio magistralis che ha tenuto nella mattinata di oggi in occasione dell’inauguazione del 69° Anno Accademico dell’Università del Salento - La salvaguardia della vita, di ogni forma di vita deve tornare al centro dell’azione dell’uomo perché a oggi, l’umanità si deve difendere da se stessa.”
In un auditorium gremito da ascoltatori in religioso silenzio, il filosofo, che ha scelto per la sua lectio magistralis un titolosuggestivo: “L'essere umano nell’età della tecnica", ha esplorato il ruolo della tecnologia nella nostra società contemporanea e le profonde implicazioni che essa ha sul concetto stesso di essere umano a partire dagli arbori della storia.
Galimberti parte dall'affermazione audace che la tecnica, nella sua essenza, non è orientata verso uno scopo morale o etico. Contrariamente alle concezioni tradizionali, sostiene che la tecnica non si si fa promotrice un senso intrinseco, fine a se stesso, non offre scenari di salvezza, né rivela la verità.
La tecnica, secondo Galimberti, funziona semplicemente. La sua efficacia è universale.
Tutto questo apre le porte ad una riflessione sulla ridefinizione dei concetti fondamentali che definivano l'essenza umana nell'era pre-tecnologica, concetti come individuo, identità, libertà, salvezza, verità, senso e scopo sono mutati nel tempo e allo stesso tempo, pilastri dell’età pre-tecnologica come natura, etica, politica, religione e storia, devono essere riconsiderati, o persino rifondati dalle radici nell'era attuale.
In sostanza, Galimberti insegna che affrontare la complessità dell'essere umano nell'età della tecnica richiede un profondo riesame delle fondamenta culturali, etiche e filosofiche che hanno plasmato la nostra comprensione del mondo e a tal proposito lancia una velata sfida o meglio ancora un accorato invito a superare le limitazioni imposte dalla tecnica, guardando oltre la superficie funzionale.
Illudersi che la tecnica sia neutrale, significa soggiacere passivamente alla convinzione che ci sia una volontà superiore che gestisce le scelte individuali, ma non è così.
“La tecnica crea un mondo con determinate caratteristiche che non possiamo evitare di abitare e, abitando, contrarre abitudini che ci trasformano ineluttabilmente - spiega Galimberti - Non siamo infatti esseri immacolati ed estranei, gente che talvolta si serve della tecnica e talvolta ne prescinde. Per il fatto che abitiamo un mondo in ogni sua parte tecnicamente organizzato, la tecnica non è più oggetto di una nostra scelta, ma è il nostro ambiente, dove fini e mezzi, scopi e ideazioni, condotte, azioni e passioni, persino sogni e desideri sono tecnicamente articolati e hanno bisogno della tecnica per esprimersi.Per questo abitiamo la tecnica irrimediabilmente e senza scelta. Questo è il nostro destino di occidentali avanzati, e coloro che, pur abitandolo, pensano ancora di rintracciare un’essenza dell’uomo al di là del condizionamento tecnico, come capita di sentire, sono semplicemente degli inconsapevoli che vivono la mitologia dell’uomo libero per tutte le scelte, che non esiste se non nei deliri di onnipotenza di quanti continuano a vedere l’uomo al di là delle condizioni reali e concrete della sua esistenza.”
Al di qua e al di la del mare di fragilità, disagi interiori, guerre e precarietà che solcano i mari delle nuove generazioni, dei giovani che si affacciano alla vita con sulle spalle un già pesante carico di debiti economici e morali, la tecnica, così come la tecnologia, insegna Galimberti, deve diventare oggetto di critica e riflessione profonda.
In un presente che corre ad una velocità tale che restare indietro significa perdersi per sempre, i giovani devono avere quindi il coraggio di fermarsi e interrogarsi sul significato e sulle conseguenze della tecnologia nelle loro vite.
I giovani possono imparare a bilanciare l'adozione della tecnologia con una comprensione più ampia delle loro radici culturali e filosofiche. Devono essere incoraggiati ad esplorare il valore della riflessione, della ricerca della verità e della costruzione di un senso di identità che vada oltre il mero funzionamento tecnologico.