John Steinbeck scriveva: “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”. Un pensiero che ha affascinato schiere di viaggiatori, ma che oggi ci pone di fronte ad una nuova riflessione: affinché il mondo sia abitato da persone con una mente aperta a nuove culture, pronta ad accettare i cambiamenti, fiera di un bagaglio culturale costruito anno dopo anno, è fondamentale che i viaggi diventino il pane quotidiano sin dalla più giovane età.
Non sempre i genitori possono sopperire a questo bisogno, ma può farlo la scuola, che oggi più che mai deve essere officina culturale a tutti gli effetti.
Non più solo libri, verifiche, interrogazioni e compiti a casa, quindi, ma anche nuove scoperte, viaggi intesi come palestra di vita per permettere ad alunni e studenti di toccare con mano ciò che vedono tra i libri, ma anche socializzare e apprendere nuove norme di comportamento fondamentali per autogestirsi in futuro.
Le famose gite scolastiche sono l’occasione migliore per coniugare il divertimento, diritto inalienabile di ogni studente, con l’apprendimento e in Italia il trend del turismo scolastico risulta essere in rimonta dopo il crollo dovuto alla pandemia.
Secondo i dati della ricerca realizzata da Didatur, il 100% degli oltre mille docenti intervistati, ha segnalato che durante l’anno scolastico, è stato effettuato almeno un viaggio di istruzione, mentre nel 2022 la percentuale era del 72% e nel periodo pre-pandemia dell’80%.
Anche la durata dei viaggi e in aumento sia per le scuole primarie secondarie e superiori.
Con il 61% dei docenti che ha dichiarato di aver visitato mete italiane, a fronte di un 39% che ha dichiarato di aver scelto mete estere.
Un’altra interessante tendenza, secondo quanto segnalato dal 44% degli insegnanti, è quella di preferire mete poco conosciute.
Lazio e Piemonte sono in cima alla classifica delle regioni in cui si cercano città meno famose da visitare, mentre Roma, Napoli, Firenze, Palermo, Catania, Verona restano tra le destinazioni preferite.
I dati analizzati e raccolti da Didatour ci permettono, come detto, di fare ipotesi sul futuro del turismo scolastico.
Se l’anno scolastico 2022/2023 ha registrato dati più che positivi, il 2023 non sarà da meno, in un mondo che è diventato alla portata di tutti, gli studenti hanno voglia di assorbire la conoscenza sul campo, ma non solo.
Internet, social media, gli effetti innegabili dell’isolamento individuale dovuto alla pandemia, stanno producendo effetti negativi sulla psiche dei più giovani, che si trovano sempre più spesso a guardare la realtà attraverso lo schermo di uno smartphone, azzerando la propria curiosità e quell’innata indole che li porta a scoprire e apprendere, per questo motivo il turismo scolastico diventa in primis un’ancora di salvezza. Il dato è dimostrato proprio da un innalzamento del rendimento scolastico delle classi coinvolte in viaggi di istruzione e dal conseguente interesse degli istituti stessi verso questo rinnovato metodo educativo.
A beneficiare del turismo scolastico inoltre, è l’intero Paese, dal momento che ogni classe in gita attiva una serie di servizi che vanno dagli spostamenti al pernottamento, senza dimenticare il vitto e l’acquisto di souvenir.
Se le giovani menti sono semi di conoscenza ancora in divenire, promuovere e monitorare il turismo scolastico diventa fondamentale per trasformare le aule in finestre aperte sul mondo e il viaggio in un invito all’esplorazione che segnerà gli adulti di domani e costruirà il loro palazzo della conoscenza.