Gli italiani non sono solo un popolo di viaggiatori, ma hanno alle spalle una lunga storia di migrazioni.
Uomini e donne provenienti da ogni parte del Bel Paese, nel corso degli anni, hanno abbandonato la città natia alla ricerca di fortuna all’estero. La scelta era sempre tra provare a sopravvivere in una città straniera o morire di fame in Italia, si partiva giovani e speranzosi o già padri di famiglia e disperati, lasciandosi alle spalle piccoli borghi in cui la cultura contadina regnava sovrana scandendo il tempo al ritmo del cambio delle stagioni.
Il racconto dei giorni infiniti trascorsi spesso all’addiaccio sono ormai entrati nell’immaginario collettivo. La solitudine, il freddo, gli alloggi di fortuna, la fame per risparmiare e mandare a casa quanto più denaro possibile, ma anche il sogno del riscatto, della ricchezza, del ricongiungimento con i propri cari, sono parte integrante dei ricordi delle famiglie di chi ha deciso di non tornare in Italia costruendo la propria vita in un terra straniera e vivendo per sempre nel dualismo di un cuore diviso a metà, tra la terra madre e la nuova Patria.
Col tempo molte cose sono cambiate, gli italiani all’estero vivono oggi una condizione ben diversa rispetto al secolo scorso, nella maggior parte dei casi si spostano avendo già tra le mani un contratto di lavoro che garantisce un tenore di vita più che dignitoso, ma sempre col rimpianto di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato.
Allo stesso tempo, gli italo-discendenti, cresciuti nel ricordo di una nazione che non hanno mai visitato e di parenti che non hanno mai conosciuto, provano una sana curiosità per quella Patria a cui sentono di appartenere per diritto di sangue.
La voglia di scoperta e riscoperta delle proprie origini interessa circa 80 milioni di persone residenti all’estero e diventa sempre più pressante, tanto che se nel 1997 l’ENIT ha registrato 5,8 milioni di Turisti delle Radici, nel 2018 il numero è aumentato fino a 10 milioni, con una ricaduta positiva sull’economia di circa 4 miliardi di euro.
Gli italiani all’estero vogliono riappropriarsi delle proprie radici, della storia di famiglia, toccare con mano i luoghi che hanno visto crescere, e partire, nonni, zii, genitori. Compiono un viaggio a ritroso nella storia e si mettono in cammino verso mete spesso lontane da quelle battute dai turisti.
Si avventurano alla scoperta di piccoli borghi e comuni dell’entroterra, e in questo la tecnologia e la lungimiranza degli amministratori rivestono un ruolo decisivo perché creano una rete di informazioni e un database documentale accessibile a tutti, che mette in comunicazione i turisti delle radici con gli operatori del settore, gli agriturismi, le strutture ricettive.
Piccoli centri destinati all’oblio diventano, così, nuove destinazioni in cui l’introito economico generato da questa nuova forma di turismo, rende possibile il recupero di strutture in disuso, ma anche l’apertura a servizi destinati al consumatore, senza escludere la formazione professionale di operatori turistici specializzati in viaggi delle radici e il coinvolgimento attivo delle amministrazioni centrali, i centri accademici e di ricerca, gli enti locali e le associazioni attive sul territorio.
La Direzione Generale per gli Italiani all’Estero del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha riconosciuto l’immenso potenziale nel turismo delle radici avviando una serie di iniziative e coinvolgendo anche ENIT, RAIZ ITALIANA e ASMEF (Associazione Mezzogiorno Futuro).
Il turismo delle radici è un segmento del turismo destinato ad una crescita progressiva perché non importa quanto si vada lontano, o quanto a volte si tenti di rinnegare le proprie origini, quel legame ancestrale con la propria terra urlerà più forte di qualsiasi motivazione e troverà il modo di trasferirsi di generazione in generazione, finché qualcuno, un viaggiatore nostalgico e romantico, non si metterà in cammino per tornare “a casa” e riempire i cassetti della memoria con la storia e le storie che ascolterà da chi è rimasto.