Nonostante gli esecrabili e fortunatamente rari episodi di xenofobia e razzismo che a volte popolano le pagine di cronaca dei quotidiani nazionali, l’Italia è e sempre sarà una terra che difende a gran voce il diritto ad essere accolto di qualsiasi essere umano approdi sulle sue coste.
È accaduto secoli fa e continua ad accadere oggi perché nonostante una condizione sociopolitica internazionale precaria, il popolo italiano conserva quell’innata capacità da abbracciare culture diverse trasformandole in opportunità di crescita.
Ne è un esempio la comunità Arbëreshë, gli albanesi d'Italia che da vittime di un esodo doloroso, hanno riscritto proprio in Italia un nuovo capitolo della loro storia.
Probabilmente i primi sbarchi avvennero a Otranto e si intensificarono verso la metà del XV secolo, quando Serbia Bosnia e l'Albania furono invase dagli eserciti ottomani occupando e massacrando intere famiglie.
Quando la Repubblica di Ragusa fu colpita da una carestia e chiuse i confini, i migranti si riversarono in massa sulle coste pugliesi.
In realtà la presenza di albanesi in Italia non era una novità, alcuni erano arrivati in soccorso Ferdinando I d'Aragona per sedare la ribellione dei feudatari locali al fianco di Scanderbeg, coì quando alla morte di Scanderbeg l'Albania cadde nelle mani degli ottomani, molti partirono alla volta della puglia per raggiungere i propri connazionali, mentre alcuni si stabilirono anche in territori abbandonati. In Puglia nacquero 151 insediamenti arbëreshë.
La massiccia presenza di insediamenti in provincia di Taranto e in Salento fece nascere l’Albania Tarantina e l’Albania Salentina.
I nuclei familiari non erano stanziali, ma si muovevano lungo la regione alla ricerca di condizioni ottimali per insediarsi. In alcuni casi decisero di fermarsi nelle periferie delle città e dei villaggi, dove nonostante un’iniziale convivenza difficile, riuscirono ad integrarsi.
Nel barese, di primi insediamenti Arbëreshë si iniziò a parlare da dopo la metà del XV, ma a oggi restano poche tracce.
Nella provincia di Foggia, invece, tutt'ora esistono le cittadine di Chieuti, Casalvecchio di Puglia e altri comuni in cui la storia arbëreshe si mantiene viva.
L’attuale BAT (Bari - Andria - Barletta) non fu invece luogo di insediamenti, ma fu soprattutto terra di passaggio.
Nell’Albania Tarantina e in quella Salentina, gli Albanesi riportarono in vita 14 casali disabitati e in molti casi si mescolarono agli abitanti locali, tanto che il nome “Albania” compare anche in antiche mappe. Oggi solo la comunità di San Marzano di San Giuseppe mantiene viva la lingua arbëreshe con tutte le sue tradizioni.
In provincia di Lecce, durante il XV secolo vi erano 49 insediamenti arbëreshë, ma nei secoli la lingua e la cultura sono andati perdendosi, sebbene a Lecce si conserva la preziosa testimonianza della chiesa cattolica di rito bizantino di San Nicolò dei Greci, tuttora attiva.