BARI – Il turismo come industria strategica del Paese, ma soprattutto come sistema che vive di persone, competenze e visione. È stato questo il filo conduttore del convegno “Il capitale umano, cuore e motore dell’innovazione turistica nell’era intelligente”, organizzato da Federterziario nell’ambito di BTM Italia 2026, in corso alla Fiera del Levante. Durante il panel svolto nella Main Arena di BTM Italia 2026 sono intervenuti per i saluti istituzionali Giuseppe Mallardo, presidente di Ebintur, e Pietro Petruzzelli, assessore allo Sviluppo locale e Blue Economy del Comune di Bari.
Al convegno particolarmente partecipato, moderato dalla giornalista Barbara Magnani, sono intervenuti Eugenio Di Sciascio, assessore allo Sviluppo economico e Lavoro della Regione Puglia, Maurizio Renna, responsabile del Dipartimento Innovazione Federterziario, Alessandra Ricciardelli, professoressa associata di Organizzazione aziendale presso Universitas Mercatorum, Alessandro De Florentiis, AI4I Partner Ambassador, e Tiziana Franco, responsabile Area Controlli Fonditalia.
Ad aprire il dibattito è stato Nicola Patrizi, presidente di Federterziario, che ha tracciato una linea netta: “Il turismo è un’industria di pregio che ha bisogno di infrastrutture, visione e soprattutto di capitale umano: l’intelligenza artificiale può valorizzare il lavoro, non sostituirlo, ma occorre investire con decisione su formazione e competenze. L’IA è da tempo un campo di sperimentazione avanzato nel nostro settore”, ha spiegato Patrizi. “Ciò che resta in sofferenza è invece l’investimento sul capitale umano, sia in termini quantitativi sia qualitativi. L’effetto dell’intelligenza artificiale non è negativo: al contrario, può valorizzare la qualità dei lavoratori, che saranno sempre più necessari. È indispensabile rafforzare i canali professionalizzanti di istruzione e formazione, tenendo conto degli impatti e dei vantaggi dell’IA”.
A rafforzare il concetto di trasversalità anche l’intervento di Enzo Carella, presidente di Federterziario Turismo, che ha allargato l’orizzonte dell’analisi: “È emerso che il turismo sempre di più è un elemento trasversale all’interno delle competenze di un territorio, in termini di rilascio, di benessere, di risvolti socio-economici e sicuramente in termini di sviluppo. La qualità deve essere un elemento centrale e quindi la formazione delle risorse, che siano quelle d’impresa, imprenditori o stakeholder della politica, è necessaria per far sì che i servizi erogati siano sempre più competitivi a livello internazionale”, ha spiegato. Carella ha ribadito anche il ruolo dell’organizzazione nel supporto alle piccole e medie imprese, che rappresentano l’ossatura del sistema turistico italiano.
“Noi per antonomasia offriamo servizi e supportiamo le piccole e medie imprese, che sono proprio quelle che soffrono di più del loro dimensionamento e che hanno bisogno di supporti per sviluppare le loro attività in termini di accesso al credito, formazione, competitività internazionale e collegamenti con le istituzioni”.
Alessandro Franco, segretario generale di Fedeterziario pone al centro del dibattito l’importanza della crescita e degli investimenti: “Servono investimenti strutturali per aumentare il potenziale turistico nazionale, a partire da infrastrutture e trasporti, fino al miglioramento qualitativo delle strutture ricettive. Esistono vaste aree del Paese ancora fuori dai principali circuiti turistici, pur essendo di assoluto pregio. Recuperare questo potenziale significa generare sviluppo diffuso e sostenibile. Inoltre - continua il Segretario Generale – l’IA non sostituisce in alcun modo il capitale umano, che resta al centro del mondo del lavoro. Al contrario, lo valorizza e lo rende ancora più qualificato”.
In chiusura il responsabile Dipartimento Innovazione Federterziario, Maurizio Renna, ha evidenziato quando diventi strategico creare un sistema che metta in connessione i vari attori del sistema produttivo: “Quanto detto sino ad ora mette in primo piano l’importanza di creare connessioni strategiche e durature tra le imprese che utilizzano l’IA e le imprese la creano. Una dicotomia che deve tradursi nella ricerca di personale qualificato ma anche e soprattutto nella formazione di quello esistente: un continuo know how che porti il capitale umano a camminare di pari passo con l’innovazione.”