Può, il viaggio, rappresentare un’occasione di cambiamento e crescita interiore? Può essere un’esperienza di trasformazione individuale, in grado di influire sulla percezione che abbiamo di noi stessi?
L’argomento è di portata talmente vasta che richiede una lettura più approfondita e per farlo vi invitiamo a partecipare a BTM Italia, dove saranno analizzate tutte le sfumature del “viaggio”.
Una cosa è certa: la riflessione su una tematica così interessante può comunque condurci in spazi di confronto utili per acquisire maggiori consapevolezze e nuove prospettive.
Ne parliamo con Emilio Casalini, giornalista, scrittore, conduttore televisivo che con “Generazione Bellezza” ha inventato un nuovo modo per raccontare i territori creando un vocabolario emotivo che ha conquistato tutti. Amico di vecchia data di BTM Italia, sarà tra i relatori dell’evento di scena a Bari dal 26 al 28 febbraio. Professionista appassionato, esploratore di piccoli grandi tesori anche immateriali, ci racconta la sua idea di viaggio.
Emilio, cos’è il viaggio?
Il viaggio è per tutti noi un’esperienza trasformativa. Chiunque si muova, per diletto, necessità o per altri motivi, diventa protagonista di un percorso di trasformazione che avviene a più livelli. Nuovi luoghi, nuove conoscenze, nuovi legami sono tanti tasselli di un cambiamento tutt’altro che passivo in cui i territori e le comunità che accolgono il viaggiatore hanno un ruolo fondamentale.
Secondo lei come deve essere accolto il viaggiatore?
Partirei da una domanda, che in realtà dovrebbero porsi tutti quei territori che ambiscono a diventare mete di viaggio di altro livello: come si soddisfa il desiderio di crescita e di trasformazione di un viaggiatore? Questo quesito è la chiave di tutto, perché il vero lusso non è in una stanza piena di comfort, ma ha a che fare con una serie di servizi che si traducono in accoglienza. E non parlo dell’accoglienza degli addetti ai lavori, ma di tutta la comunità. Se la comunità esprime un forte senso di ospitalità, il racconto che viene dato del territorio sarà positivo. E non è una questione legata semplicemente alla gentilezza e al calore, è qualcosa che va oltre e che rientra nella sfera, più ampia, della cura della propria città, della propria realtà.
Come si può far vivere appieno la bellezza dei luoghi?
Ancora una volta, va cambiato il punto di vista. Si può far vivere appieno la bellezza dei luoghi con il racconto. Non solo quello verbale, ma il racconto emotivo, e sposto il focus sulla “cura” dei luoghi stessi. Immaginiamo di scorgere un’opera d’arte, un monumento o un bellissimo murale in zone trascurate. L’immagine che emerge non sarà gratificante non solo per l’opera in questione ma anche per tutta l’area, inevitabilmente penalizzata da fattori esterni tali da comprometterne l’appeal. La bellezza non deve essere mai trattata male, occorrono cura, attenzione, sensibilità. Per far vivere appieno la bellezza dei luoghi ci vuole amore, attenzione. Solo in questo modo, offrendo qualità in ogni aspetto della nostra accoglienza, per esempio nel racconto, nei servizi, nei comportamenti, nell'estetica degli spazi comuni, solo così può iniziare un viaggio per tutta la comunità accogliente. Un viaggio per ricevere gli altri viaggiatori e generare un percorso trasformativo che crea benessere e ben-essere.