Si chiama “gig tripping” ed è uno dei fenomeni più interessanti del turismo contemporaneo.
In sostanza è il viaggio appositamente organizzato per assistere a un concerto, o a un grande evento musicale, ma che si rivela occasione perfetta per esplorare una nuova città. Non si tratta semplicemente di brevi gite per vedere il proprio artista preferito in performance indimenticabili, sono appuntamenti dal profilo più ampio in cui sono coinvolti tanti altri aspetti del viaggio.
Nei primi mesi del 2025 il trend ha registrato una crescita rilevante: secondo Accor (uno dei principali gruppi alberghieri francese a livello mondiale) il 25% dei viaggiatori ha organizzato almeno un viaggio partendo da un evento musicale o sportivo.
La Gen Z e i Millennials sono i principali protagonisti di questo fenomeno, con percentuali che superano il 90% tra chi pianifica viaggi di fascia medio-alta. La tendenza è ancora più marcata nella fascia di è età compresa fra i 18 e i 34 anni.
In città europee come Londra, Dublino, Edimburgo o Berlino prenotazioni e ricerche voli in concomitanza con tour di grandi artisti di fama mondiale, sono decisamente aumentate negli ultimi anni, con impatti economici significativi.
In Scozia, come riporta The Scottish Sun in un articolo dedicato ad uno studio fatto da Flixbus circa l’afflusso di fan interessati ad assistere a concerti, l’indotto legato al gig‑tripping genererà, per l'estate 2025, un impatto economico complessivo di circa 325 milioni di sterline per l'economia scozzese.
Il report evidenzia come città come Glasgow ed Edimburgo traggano benefici significativi: la spesa non si è limita ai biglietti, ma riguarda alloggi, ristorazione, trasporti, locali e altri servizi. I fan che viaggiano per assistere a un evento tendono a fermarsi almeno uno o due giorni, con ricadute positive su hotel, pub, ristoranti, attrazioni culturali, musei, shopping e intrattenimento cittadino, rendendo l’intero viaggio un’esperienza più ampia ed esplorativa. Il concerto diventa così il cuore di un itinerario esperienziale, che intreccia musica, scoperta e tempo libero. Anche gli operatori turistici si stanno adeguando, proponendo pacchetti che combinano biglietti, pernottamenti e visite guidate, e persino gli enti locali iniziano a considerare i grandi eventi musicali come strumenti strategici di promozione del territorio.
Anche l’Italia ha visto impatti rilevanti. I concerti dei Coldplay nel luglio 2023, distribuiti in sei tappe tra Napoli e Milano, hanno coinvolto oltre 370.000 spettatori e secondo stime di Wall Street Italia hanno generato un indotto complessivo per il nostro Paese di circa 532 milioni di euro. Nella sola Roma, il pubblico straniero domina la domanda d’alloggio (27,9% degli americani contro il 25,3% degli italiani), con una permanenza media di circa 3,6 notti, segno di soggiorni prolungati legati all’evento.
Nel 2024, i due concerti milanesi di Taylor Swift hanno catalizzato una domanda turistica enorme: Confcommercio Milano ha stimato un impatto economico di 176,6 milioni di euro, comprensivo di spese per alloggio, ristorazione e servizi locali.
Interessante anche il risvolto social di questo fenomeno: i “gig tripper” condividono ogni momento del viaggio – dalla partenza al concerto, dal ristorante al panorama cittadino – generando contenuti che, a loro volta, promuovono le destinazioni. Questo tipo di turismo ha un impatto diretto sull’economia locale, perché alimenta filiere diverse: trasporti, accoglienza, food, cultura, commercio. L’idea di costruire un viaggio intorno a un’esperienza culturale intensa come un concerto rappresenta perfettamente il modo in cui le nuove generazioni interpretano il turismo: non più solo luoghi da vedere, ma emozioni da vivere, condividere e ricordare. Il gig tripping si conferma così un motore potente di mobilità, consumo e trasformazione urbana, capace di legare intrattenimento e scoperta in una nuova forma di esplorazione culturale.
Necessario, in questa sede, fare una distinzione con il “music tuorism”, che è un altro frutto del seme musciale. Come il gig tripping si muove lungo l’asse del viaggio motivato dalla musica, ma a fare la differenza è la pianificazione.
Se il gig tripping è la forma più spontanea, giovane e dinamica di viaggiare per seguire un artista o una band, spesso costruendo il viaggio a partire dalla disponibilità dei biglietti e limitandosi a una permanenza breve, il music tourism abbraccia invece ogni tipo di viaggio in cui la musica rappresenta il motivo principale della partenza. Non si parla solo di concerti di grandi star internazionali, ma anche di festival, itinerari culturali, visite a musei, scoperta di tradizioni musicali locali e luoghi simbolici legati alla storia della musica. È un fenomeno più articolato, che può durare più giorni e coinvolgere un pubblico più ampio, comprese famiglie o viaggiatori mossi da un interesse storico o territoriale. Per esempio, se decidi di andare a Roma per vedere Kendrick Lamar in concerto il 2 agosto allo Stadio Olimpico, ma riparti il giorno dopo, sei un gig tripper. Se invece pianifichi di assistere al Roma Summer Fest e approfitti dell’occasione per visitare la città, scoprirne i musei, passeggiare per Trastevere o assaggiare la cucina locale, allora stai facendo music tourism.
Ma una cosa è certa: i concerti non solo semplicemente musica, ma sono un ottimo veicolo di promozione e business in grado di unicre l'utile al dilettevole.